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Cristallo - Monte San Giacomo (SA)

Relazione Generale

PREMESSA

Nell’ambito del Progetto Integrato Territoriale “Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano”, attuativo del Programma Operativo Regionale Campania 2000/2006, Asse I (risorse naturali) – misura 1.9 (recupero, valorizzazione e promozione del patrimonio storico, culturale, archeologico naturale, etnografico e dei centri storici e delle aree protette e dei parchi regionali e nazionali), la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le province di Salerno e Avellino è stata individuata quale destinataria di un finanziamento comunitario di euro 900.000,00 per la realizzazione di un intervento infrastrutturale quale:

Monte San Giacomo (SA)

Realizzazione dell' Archeodromo di Vallicelli

Codice P.I.T. : I 17 ARCH INV

Il suddetto intervento era stato proposto dalla Soprintendenza Archeologica durante la fase di redazione del P.I.T., con la collaborazione alla stesura della relativa scheda progetto infrastruttura, e individuato dal soggetto capofila (Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano) e dal Tavolo di concertazione che ne aveva riconosciuto la valenza e la coerenza con le azioni e le finalità del P.I.T. stesso. Individuando altresì come Beneficiario Finale dell’intervento ammesso a finanziamento il Comune di Monte San Giacomo, in quanto proprietario dell’immobile ricadente nel rispettivo territorio di competenza, e la Soprintendenza come soggetto coordinatore e supervisore della progettazione, in aggiunta al compito istituzionale conferitole dalla normativa vigente quale l’alta sorveglianza.

Le risorse finanziarie sono quindi destinate, in coerenza con la scheda preliminare presentata in fase di concertazione del P. I T. e sulla base dei successivi approfondimenti tecnici e progettuali, alla realizzazione di un lotto funzionale dell’Archeodromo di Vallicelli che riguarderà il restauro e la riqualificazione funzionale di un immobile rurale (ex stalla) in centro visitatori dell’Archeodromo stesso. Gli interventi previsti sono i seguenti:
adeguamento dell’impianto strutturale ed impiantistico in relazione alla nuova destinazione d’uso;
riqualificazione dell’immobile attraverso l’uso di materiali selezionati e più coerenti con la localizzazione e le finalità dell’intervento;
realizzazione di un percorso allestitivo interno ed esterno al fabbricato che possa essere di introduzione alla realtà ambientale ed archeologica dell’area;
sistemazione esterna dell’area adiacente il fabbricato finalizzata alle finalità d’uso della nuova struttura;

1 a) DESCRIZIONE DELL’AREA OGGETTO DI INTERVENTO

L’immobile rurale oggetto del programma di riqualificazione è situata in località Vallicelli, un’area montana (1200 m di altitudine) di pertinenza del Comune di Monte San Giacomo, in prossimità degli importanti siti archeologici della grotta di Vallicelli e dell’inghiottitoio di Varlacarla, che presentano testimonianze di frequentazione umana attestate dal paleolitico al bronzo.
Il fabbricato è di proprietà comunale. Si presenta composta da un corpo di fabbrica principale dalla forma rettangolare molto allungata (lati pari a 40 m x 6m) e da un secondo elemento quadrangolare, posto in posizione adiacente al primo di circa mq 64. Ambedue hanno la copertura a falda inclinata con struttura in c.a. e manto di copertura in elementi di cotto. L’edificio presenta un evidente stadio di degrado della copertura e delle tamponature, così come evidenziato dal repertorio fotografico visibile nell’elaborato grafico R.02. La struttura, inoltre, non risulta adeguata alla normativa antisismica.
Una delle componenti che hanno ispirato l’impostazione dell’intervento progettuale è stata la consapevolezza dell’appartenenza dell’area interessata dal Parco nella Rete mondiale delle Riserve di Biosfera del Programma MAB (Man and Biosphere) dell’Unesco, la cui motivazione chiave è quella di riuscire a mantenere un equilibrio, duraturo nel tempo, tra l’Uomo e il suo Ambiente attraverso la conservazione della diversità biologica, la promozione dello sviluppo economico e la salvaguardia degli annessi culturali.
In ossequio alle finalità delle Riserve di Biosfera che devono “preservare e generare valori naturali e culturali attraverso una gestione scientificamente corretta, culturalmente creativa ed operativamente sostenibile” ed essendo anche la prima volta che in Italia viene applicato il concetto di conservazione localizzata, a tutela di zone specifiche (dette “a macchia di leopardo”) all’interno di una più vasta area, la realizzazione dell’Archeodromo di Vallicelli vede rafforzata ancor più il suo obiettivo prioritario di organizzare un percorso scientifico che riesca a svelare il sistema degli insediamenti e le trame delle frequentazioni dell’uomo in epoca preistorica affrontando l’analisi e l’inquadramento ambientale come premessa necessaria ed irrinunciabile.
La ricchezza e la complessità della situazione naturale e culturale e le finalità sopra enunciate hanno portato dunque necessariamente ad impostare il progetto assegnando due priorità:

realizzazione di strutture e di sistemi edilizi il più possibile ossequiosi ed in linea con le esigenze di rispetto e tutela ambientale e soprattutto all’avanguardia nel rispetto dei nuovi protocolli ambientali.

impostazione del percorso scientifico attraverso modalità e tecnologie della comunicazione estremamente innovative e all’avanguardia.

L’insieme di questi due fattori attribuiscono all’Archeodromo ed agli Enti promotori un ruolo fondamentale: quello di contribuire a disegnare quelle che saranno le linee guida della politica di gestione finalizzata alla tutela e valorizzazione del territorio partecipando attivamente alla sperimentazione sul campo.
In ossequio, infatti, alla volontà di un disposto di un decreto presidenziale collegato all’attuazione della L. 10/91 (per lo sviluppo del risparmio energetico) e precisamente il DPR 412/93, che prescrive che gli enti pubblici, prima di procedere all’installazione di nuovi impianti di produzione del calore o alla ristrutturazione di impianti esistenti, in edifici di loro proprietà, sono tenuti a verificare la fattibilità del ricorso a fonti rinnovabili o assimilate e che viene affrontata e illustrata in maniera più esaustiva nel capitolo dedicato agli impianti, sarà possibile far uscire dal ristretto ambito territoriale l’esperienza dell’Archeodromo, lanciandolo a livello nazionale come polo sperimentale e di verifica delle nuove linee guida e non solo. Lo stesso tutoraggio dell’Enea nel seguire lo sviluppo del progetto e la sua realizzazione lo proporranno, infatti, come termine di paragone e di riferimento anche a livello europeo, proponendo il Parco del Cilento come uno dei laboratori di punta delle nuove tecnologie.


1 b) LINEE GUIDA PROGETTUALI

L’impostazione progettuale voluta per questo intervento è quella che si richiama ai principi di un architettura in armonia con l’ambiente, architettura bioclimatica, così come scaturita dal convegno organizzato dall’ENEA e dall’Inarch nel 1983:
“ ...quel complesso di soluzioni progettuali che consente di assicurare in un edificio il mantenimento di condizioni di benessere facendo uso quanto meno sia possibile di impianti che richiedono consumi energetici da fonti esauribili. L’edificio in altri termini deve essere in grado di stabilire un rappporto con l’ambiente esterno tale da produrre le necessarie alterazioni delle condizioni ambientali principalmente in virtù delle sue caratteristiche (morfologiche, dimensionali, termofisiche, ecc)”.

Il progetto deve quindi necessariamente ricercare un nuovo equilibrio tra la vita dell’ambiente esterno, la vita degli spazi per l’uomo e la vita stessa dell’edificio, inteso come organismo che nasce, vive e muore svolgendo una sua funzione specifica.

L’architettura bioclimatica si pone oggi l’obiettivo primario di migliorare la vivibilità degli spazi, spostando l’attenzione dal sistema tecnologico al sistema ambientale; l’energia contenuta negli interni, sotto forma di suoni, luci e calore, definisce la vivibilità adeguata alle attività umane, mentre l’edificio rappresenta l’oggetto di una mediazione tra l’ecosistema esterno e lo spazio chiuso, e perciò la sua progettazione è orientata all’utilizzo controllato delle caratteristiche non solo climatiche del luogo.

Le presenze naturali come la luce, la vegetazione, l’acqua, il calore, il suono giocano un diverso ruolo nel progetto e nell’esecuzione dell’architettura e vanno quindi considerati come materiali da costruzione.

Un altro aspetto che contraddistingue i progetti di architettura bioclimatica, orientati a garantire adeguata organizzazione spaziale, ricchezza di qualità ambientali e formali, ed elevato livello prestazionale termico, senza l’ausilio di impianti meccanici a combustibile fossile (o comunque con un suo uso estremamamente limitato), è definito dalla selezione di quei materiali volta a volta più idonei alla realizzazione tecnica di una soluzione, che non comportino rischi di danno all’ambiente e all’uomo, sia al momento della produzione che dell’uso del manufatto.

Pur distinguendosi per l’innovazione morfologica, dovuta ai nuovi componenti tecnici per lo sfruttamento dell’energia solare, le architetture bioclimatiche di ultima generazione vengono considerate come uno strumento globale di integrazione con il clima, integrazione non limitata alla conservazione di buoni livelli di confort negli ambienti interni, attraverso lo sfruttamento dei fattori positivi del clima, ma aperta anche ad un atteggiamento dinamico e a un continuo adeguamento della costruzione stessa alle variazioni ambientali esterne. Un’altra specifica caratteristica del nuovo progetto bioclimatico è perciò rappresentata dalla potenziale “reattività” dell’edificio, che indica la capacità della costruzione di interagire con le variazioni ambientali esterne, per trarre vantaggio dai fenomeni positivi nel momento adeguato, mitigando al contempo le influenze negative.
Vale a dire che mentre in passato, per la verifica delle dispersioni termiche di un edificio, si accettava lo studio in condizioni di regime permanente, e perciò la presenza di strati di isolamento termico sembrava una misura sufficiente al controllo del consumo energetico, oggi si sviluppa una maggiore attenzione per i fenomeni a regime periodico, più adeguati a descrivere l’andamento delle fluttuazioni temporali che avvengono in dipendenza delle escursioni giornaliere e stagionali ( del resto il nostro edificio, posizionato ad un’altitudine di 1200 m, è sicuramente soggetto a forti escursioni termiche).
Nei nuovi sistemi solari che adottano materiali di recente produzione si sfruttano maggiormente i fenomeni dell’effetto camino, dell’inerzia termica, dell’isolamento dinamico, del cambiamento di fase e dell’irraggiamento.

La quota di finanziamento attualmente disponibile rispetto a quella inizialmente prevista per la realizzazione dell’Archeodromo di Vallicelli, ha posto la necessità di suddividere l’intervento ed estrapolare un primo lotto funzionale che prevede, attualmente, la realizzazione del centro visitatori. E’ sicuramente l’intervento più complesso e significativo ed anche quello che rappresenta la spina dorsale del sistema complessivo. La musealizzazione delle due grotte di Vallicelli e Varlacarla rappresenta una condizione importante ma non determinante nella comprensione dell’area, poichè quanto esposto ed organizzato all’interno del Centro Visitatori, funziona benissimo, a livello esplicativo, come cannocchiale sul territorio, organizzando un agevole percorso di apprendimento in maniera efficace e suggestiva.

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