LArcheodromo dei
Vallicelli si configura come allestimento di una
sorta di Laboratorio didattico interattivo,
collegato virtualmente al Museo della Grotta del Pino,
di cui costituisce unestensione complementare.
3 a) Il Progetto espositivo
Il progetto espositivo tende ad attirare lattenzione
del visitatore su tre principali tematiche, relative
alle evidenze geologiche ed archeologiche più
importanti di questarea del Parco.
La nascita del Cervati
La prima riguarda la storia geologica del Monte
Cervati, dalla sua nascita fino al momento in cui le
sue falde vengono per la prima volta percorse da gruppi
di cacciatori Neandertaliani intorno a 50/40.000
anni fa.
Gli eventi geologici che portarono alla formazione del
Massiccio del Cervati, e quelli successivi che,
con diverse modalità, condussero allapertura
delle numerose e importanti cavità nella sua
struttura calcarea, costituiscono pertanto lo scenario
che spiega il primo popolamento del Cervati e ne accompagna
le successive frequentazioni preistoriche che
si concludono solo durante letà del
Bronzo.
I Neanderthaliani
Il secondo grande tema che troverà ampio spazio
nel Laboratorio di Vallicelli è appunto
dedicato ai Neandertaliani. La loro presenza a quote
così elevate è di per sé un fatto
eccezionale, dal momento che i Neandertaliani vissero
in una fase climatica del Quaternario particolarmente
fredda.
Del mondo dei Neandertaliani verranno messi in risalto
diverse tematiche, quali lo stesso aspetto fisico di
questi individui, i loro modelli di insediamento in
grotta e allaperto, le tecniche di caccia e la
tecnologia litica. Tali argomenti saranno illustrati
partendo dallevidenza di Vallicelli e di altre
cavità sia allinterno del Parco del Cilento
e del Vallo di Diano che nel resto dellItalia
e nelle altre località europee ed extraeuropee
che costituiscono lareale in cui vissero i Neandertaliani.
I rituali delletà
del Bronzo nellInghiottitoio di Varlacarla
La terza evidenza archeologica di particolare significato
è costituita dalla valenza rituale riflessa dalle
due stalagmiti incise presenti nellInghiottitoio
di Varlacarla e dal contesto archeologico (ceramica,
semi carbonizzati, ecc.) in cui sono inserite.
Il loro significato e la loro importanza saranno opportunamente
evidenziati nella terza parte del percorso allinterno
del Laboratorio didattico, mediante ausili informatici
di grande impatto. In attesa di poter aprire lInghiottitoio
alle visite guidate, sarà pertanto possibile
offrire ai visitatori del Laboratorio una sorta di immersione
virtuale allinterno dellInghiottitoio.
3 b) GROTTA DEL PINO, VARLACARLA, VALLICELLI. TRE
MOMENTI DI UNO STESSO ITINERARIO
E proprio limportanza
del rituale di Varlacarla che rappresenta il
collegamento più immediato con i rituale funerari
messi in luce alla Grotta del Pino a Sassano
ed evidenziati nel percorso espositivo del nuovo Museo
che sorgerà al di sopra di questa cavità.
Lallestimento dellArcheodromo rappresenta
in questo senso una parte integrante di un itinerario
culturale che inizia con le evidenze neandertaliane
dei Vallicelli e prosegue, attraverso la stessa evidenza
mesolitica e neolitica dei Vallicelli, fino a comprendere,
con Varlacarla e la Grotta del Pino, tutta letà
del Bronzo.
3 c) ATTIVITA
DEI VISITATORI NEL LABORATORIO DIDATTICO E NELLA GROTTA
Il Laboratorio didattico
prevede unattiva partecipazione dei visitatori
grazie al loro coinvolgimento diretto in diverse attività
sia nel Laboratorio stesso che nella grotta dei Vallicelli.
La simulazione di unarea di scavo nellarea
antistante il Laboratorio permetterà a gruppi
di studenti di intervenire direttamente, con opportuni
ausili didattici, nella conduzione di uno scavo. Sarà
così possibile seguirne tutte le fasi, dal recupero
dei materiali archeologici (manufatti litici, resti
paleontologici, ceramica, ecc.), al loro trattamento
in laboratorio (cernita, lavaggio, marcatura, descrizione,
restauro, ecc.), fino alla loro interpretazione culturale.
Larea verrà attrezzata con ricostruzioni
di sequenze stratigrafiche e di varie situazioni di
scavo (strutture di abitato, focolari, fosse, sepolture,
ecc.), che simuleranno quanto realmente è stato
riscontrato nei siti pre- e protostorici del Parco.
Diverse attività (lavorazione della selce, preparazione
ed utilizzazione di manufatti preistorici, fabbricazione
di vasi di argilla, ecc.), potranno essere organizzate
nellarea antistante il Laboratorio.
La visita della Grotta dei Vallicelli costituirà
la seconda importante attività che il visitatore
potrà effettuare. Una parte della grotta verrà
appositamente illuminata e al suo interno verrà
ricavato un percorso che permetta ai visitatori una
visita agevole ed un impatto diretto con la cavità.
Alla imboccatura della stessa, verrà ricreata,
mediante calchi, una situazione di scavo simile a quella
effettivamente riscontrata durante le ricerche.
3 d) SCHEDE DEI SITI
GROTTA DEI VALLICELLI
(Monte San Giacomo)
La Grotta dei Vallicelli, che si apre ai piedi del Monte
Cervati a 1200 m di quota, presenta un importante deposito
archeologico dello spessore di diversi metri e con unestensione
valutabile in diversi metri cubi di sedimenti nellarea
antistante la cavità.
La porzione superiore della sequenza stratigrafica finora
individuata è caratterizzata da un deposito di
circa 40 cm di spessore di terreno scuro, misto ad abbondante
pietrisco e blocchi di frana provenienti dal disfacimento
di parte della volta della cavità, in cui sono
stati rinvenuti abbondanti materiali fittili di impasto,
insieme a numerosi scarti e manufatti di selce
riferibili alletà del Bronzo antico, allEneolitico
e ad una facies del Neolitico medio.
Al di sotto di questo livello si osserva la presenza
di un deposito di terreno argilloso, di colore giallo-bruno,
privo di pietrisco, riferibile alla fine del Pleistocene
superiore. In esso è conservata, con frequenza
crescente verso la sua porzione inferiore, abbondante
industria litica riferibile ad un Musteriano
di tecnica Levallois, associata a resti di fauna
(denti e frammenti di diafisi intenzionalmente scheggiate
per lestrazione del midollo di capriolo e di altre
specie).
La serie olocenica si collega, con i suoi materiali
più tardi, ai resti del Bronzo antico della Grotta
del Pino, mentre i materiali riferibili allEneolitico
e al Neolitico medio prolungano ad epoche assai più
antiche del previsto le testimonianze di presenza umana
in questarea del Parco, fino ad un altitudine
raramente interessata, in altre parti dItalia,
da una simile evidenza archeologica. La presenza di
ossidiana, la cui origine non è stata ancora
analizzata, indica inoltre una ramificazione dei contatti
tra aree interne e costiere di questa parte dellItalia
centrale, assai più intensa di quanto finora
presumibile.
Altrettanto si può dire per il complesso musteriano
di tecnica Levallois rinvenuto nel deposito pleistocenico,
che rappresenta finora la prima segnalazione di industrie
in stratigrafia e associate ad un contesto paleontologico,
riferibili al Paleolitico medio nel versante orientale
del Parco.
Linsieme è attribuibile, soprattutto in
considerazione della quota piuttosto alta alla quale
si apre la cavità (circa 1200 m), ad una fase
relativamente temperata del Würm antico,
tra circa 50.000 e 40.000 anni fa. I suoi confronti
più immediati possono essere preliminarmente
effettuati con i livelli più antichi della Grotta
di Castelcivita, con datazione C14 a circa 40.000 anni,
allinterno dello stadio isotopico 3.
PIAN DI VARLACARLA (Monte San Giacomo)
Linghiottitoio di Pian di Varlacarla, conosciuto
anche come grotta Merola (dAgostino, 1981), presso
Monte S. Giacomo (SA), in località Tempe di Tornicelle,
si apre a circa 980 m s.l.m. ed ha uno sviluppo complessivo
di 50 m, articolandosi su più livelli.
Alla prima esplorazione del GASP (Gruppo Amici Speleologia
Padulese) nel 1975, fece seguito una seconda da parte
di dAgostino per conto della Soprintendenza alle
Antichità di Salerno nello stesso anno e una
terza dello Speleo Club di Roma (SCR) nel 1987. Durante
la seconda campagna di scavo alla grotta del Pino nel
1998 lUniversità di Napoli vi ha condotto
una breve ricognizione, che conferma limportanza
del sito.
Si tratta di un inghiottitoio attivo che drena un bacino
chiuso con tre accessi: uno superiore ed agevole, costituito
da un camino della profondità di 7 m; uno intermedio,
attualmente ostruito da una frana, probabilmente usato
nel passato, perché dava accesso diretto al meandro
principale; il terzo, e più basso, costituito
da un pozzetto di circa 3 m. In unampia sala sono
stati rinvenuti in superficie frammenti ceramici,
tracce di focolari ed ossa animali; oltre questa si
giunge al meandro principale, dove un piccolo anfratto
è stato destinato a grotticella funeraria con
resti umani, attribuibili a due individui, di uno solo
dei quali è presente il cranio, resti di un capretto
e nessun elemento di corredo.
I resti ceramici raccolti sono di impasto mediamente
depurato, alcuni dei quali ornati con cordoni ad impressioni
digitali, altri di impasto più fine e di spessore
sottile, tutti ascrivibili al Bronzo medio. Alcuni frammenti
appartengono a tazze carenate, altri di spessore maggiore,
fanno pensare a vasi di grandi dimensioni di uso domestico.
E necessario, però, sottolineare che solo
ricerche più approfondite permetteranno un preciso
inquadramento cronologico e culturale.